"Il sistema millenario dell’insegnante in carne e ossa non funziona più per l’educazione di massa. Di contro, le tecnologie interattive e multimediali sono strumenti molto potenti sul piano pedagogico. Consentono la presa in considerazione di diversi piani e l’azione diretta sull’oggetto della conoscenza: permettono, insomma, alla mente uno sviluppo impossibile con il solo uso della lingua parlata e scritta". Quello di cui parla Domenico Parisi, direttore dell’Istituto di Psicologia del CNR, è il learning by doing, l’imparare facendo, un metodo di lavoro preziosissimo nella didattica delle scienze, ma che, tranne lodevoli esempi, non trova adeguato spazio nella scuola italiana.
È un problema molto serio, di cui anche le nuove tecnologie sono spesso vittime, spiegabile forse con fatto che gli educatori, per essere più sicuri del risultato, sovente sostituiscono la complessità del mondo reale con uno strumento molto più controllabile: la propria didattica, l’esercizio, il libro di testo. "Ma se il controllo è assoluto, il risultato è altrettanto povero. E quando ciò accade significa che la scuola ha perso il rapporto con il piacere e si sente costretta a ricorre al dovere".