La Nuova Sardegna - 10 dicembre 1998
CAGLIARI - Il piccolo trofeo di un ristoratore cagliaritano è servito ieri al ricercatore del Crs4 Andrea Mameli per dimostrare l'avventatezza di un paio di giornali bresciani a proposito di
affermazioni su paranormale e dintorni. Questi (i giornali) parlarono di una mummia rossa custodita in un pollaio che doveva
appartenere per forza a un alieno defunto. La mummia era un corpiciattolo rattrapito con una faccina cattivella e ci sarebbe
stato da dare ragione ai bresciani se Mameli non avesse scartato un vetro incorniciato con una mummia identica: era il
pescediavolo pescato 30 anni fa da un ristoratore che lo aveva schiaffato in una vetrinetta perché l'animale appariva brutto,
strano, diavolesco nell'aspetto.
Mameli si è servito della mummia rossa a mò di esempio di
quanto i mezzi di informazione contribuiscano a diffondere una
incultura scientifica. «Scientifico» (lo aveva spiegato il relatore
precedente, Andrea Leone, altro ricercatore Crs4, il centro di
calcolo organizzato dal nobel della fisica Carlo Rubbia) è tutto ciò
che può essere osservato, messo in una relazione causa-effetto,
dimostrato, anche falsificato. E poi è qualcosa sul quale le
conoscenze, nel tempo, si evolvono. Ebbene secondo il Cicap a
volte i giornalisti si tengono ben lontani da un salutare
scetticismo. Come nel 1997 quando un settimanale italiano di
grande tiratura pubblicò le fotografie fatte dal robottino americano
che esplorò Marte e rimandò indietro tante immagini. Secondo il
settimanale in quei documenti c'era la prova dell'esistenza degli
Ufo. Sembrava di intravvedere tre cupolette non riconducibili alla
forma del terreno. Si pensò che fossero, appunto, gli Ufo: forse
parcheggiati? Mameli ieri ha chiarito che poi si riseppe della
manipolazione cui le foto era state sottoposte. «L'anno prossimo
in ottobre a Padova - ha annunciato ieri Mameli - il Cicap
nazionale terrà un convegno su scienza, paranormale e mass
media. Un fisico dell'università di New York si divertì a pubblicare
un articolo dal titolo astruso e dal contenuto ricco di invenzioni
clamorose (infondate) proprio per dimostrare che dalla
creduloneria non è al riparo nessuno: neppure gli scienziati».
Il Cicap conduce da tempo un'attività a favore di un sano
scetticismo: si può credere in quello che si vuole (diceva ieri il
presidente del Telefono Antiplagio Giovanni Panunzio) l'importante
è che non si facciano o si avvallino le truffe.
Dopo la dimostrazione dell'illusionista Gester (ha rotto bicchieri «col
pensiero» e non ha spiegato come fa fatto) Giovanni Panunzio ha
tirato le somme della lotta al raggiro e alla creduloneria condotta
dal Telefono e da altre associazioni. «Siamo in un assurdo: i
medici - diceva Panunzio - non possono farsi pubblicità su giornali
ecc, i maghi sì. Sulle Pagine Gialle ci sono 800 maghi. Noi
abbiamo dato il premio «dalla parte dei ciarlatani» a trasmissioni
per esempio tipo alcune di Canale 5 e a Maurizio Costanzo
invece un attestato «dalla parte dei cittadini» a quel magistrato di
Milano che ha fatto chiudere gli studi a 60 maghi. Stiamo per dare
un attestato anche all'Antitrust per la pubblicità perché in un anno
ha sanzionato cento maghi e poi ha preparato un opuscolo sulle
pubblicità ingannevoli con un capitolo sui maghi. Il fatto che il
Papa ripeta spesso che esiste il problema del raggiro in questo
campo, dimostra quanto il problema sia esteso. Anche l'ultima
enciclica punta il dito su superstizioni e credulonerie. Alle soglie
del Duemila c'è una vasta letteratura di persone pessimiste sulla
sorte del mondo: possiamo stare tranquilli perché, lo sanno tutti,
il nostro calendario è sbagliato, il Duemila è stato superato già da
quattro, cinque anni. Anche sui Re Magi si è speculato: c'è chi
vuol vedere lì l'origine della magia. Ma guardate che i Magi erano
studiosi delle stelle che colsero la congiunzione di due pianeti
(succede ogni 700 anni)».
Dal sito del Cicap Sardegna